Pupazzi di neve

Son fermo come un masso e aspetto che il vento mi eroda pian piano. Voglio esser scultura, per stare e non dover sentire. C’è chi vive in palazzi di vetro e chi con le schegge di un vetro si strazia le mani. E il sange zampilla, imbrattando coscienze poco prima pulite. Centinaia di esistenze bollate dal fallimento si proiettano fuori dalle finestre. Stramazzano dopo qualche piroetta. Il riflesso sulle schegge, poi il tonfo. I suoni arrivano sempre il ritardo, la luce è più urgente. Le parole sono fuori sincrono, rincorrono il fatto compiuto come il botto di un fuoco d’artificio il disperdersi dei colori. Il vento lentamente modella il mio corpo e le forme davanti ai miei occhi. Se tutto cambia a quel punto non cambia nulla.
Ho un incubo nel cassetto ma non riesco a chiuderlo. Nell’incubo ho sempre la stessa età. Il tempo nei miei sogni è salito su una giostra guasta. C’è questo pupazzo di neve che costruisco di sera, è deformato e diverso dagli altri, ma io lo amo ugualmente. Gli altri bambini i loro pupazzi li fanno con la stessa neve, belli quasi da cartolina, esposti con orgoglio in giardini ordinati. Vetrine. Si somigliano troppo, quei pupazzi, questo lo dico a me stesso prima di andare a dormire. Quando è giorno tutti i bambini del quartiere si mettono davanti al cancelletto di casa a deridere la mia creazione, e io mi affaccio alla finestra perché sento dei rumori. Poi li vedo, mentre scavalcano, e potrei scendere e invece resto fermo a guardare mentre dilaniano ferocemente il pupazzo deformato. A quel punto dell’incubo piango, perché sento che la loro violenza ha colpito il pupazzo in mia vece.
Raccogli una piuma per me e se hai la forza necessaria nel petto soffiami via con lei. Non mi allontanerò più di un tiro di sasso dal barlume del tuo sguardo. Fermerò il cuore come si spezza un’agonia, mi specchierò nel cielo limpido per ricondurre a me un volto deforme, non più mio. Mentre ondeggerò il tempo si farà anziano, tra le nuvole mi ritroverò bambino e con un fazzoletto mi asciugherò le lacrime, quelle lacrime rimaste troppo a lungo sul volto.
Forse al mattino il terrore di alzare le serrande sarà fuggito dalla bolla di vetro in cui l’avevo sigillato.

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4 pensieri su “Pupazzi di neve

  1. Bisogna costruirne sempre di nuovi, e diversi, di pupazzi di neve… e difenderli dalla violenza di chi non ne può (o non ne vuole) capire il senso…

    Post tra i tuoi più belli : )

  2. Bellissimo. Mi ha fatto venire in mente quando da bambino facevo i miei pupazzi di neve che erano sbilenchi e stranamente schiacciati. Non sembravano pupazzi ma pupazzi che si erano buttati dalla finestra. Questo perché la mia tecnica di costruzione era pessima, anzi sbagliata.

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