la mia ragazza era una ballerina

La mia ragazza era una ballerina, prima che io la incontrassi stavamo insieme nei mie sogni. Si può dire che sia cresciuta con me. Ogni notte volteggiava nel mio proscenio intracranico, cullandomi dolcemente nel sonno. Ogni notte di un giorno più anziana. Qualche volta scivolava su una lastra di ghiaccio, una pattinatrice in punta di piedi, qualche altra saltellava su una sottile lastra di vetro, lei era così leggera da non rischiare di sfondarla. Io l’amavo già, ma stavo sotto la lastra di vetro senza avere il coraggio di bussare, contemplavo in silenzio, sono sempre stato molto timido. Lei danzava ogni notte senza soste, le scarpette rosse sempre ai piedi, e io la guardavo da una certa distanza, in quei sogni, rassegnato all’inarrivabilità di tanta bellezza.
Una sera a teatro la vidi, era proprio lei, una figura in movimento fra le altre. I miei occhi la strapparono al balletto. Certe volte si ha l’impressione di conoscere una persona da una vita, nel mio caso era più di un’impressione. Quella sera bussai.
Un vuoto pesante mi schiacciava al suolo. Fui liberato da una piroetta.
In una nuvola di polvere danzerai
dolce ed avvolgente come mai,
sospesa con la mente verso i sogni
libera infine da mortificanti bisogni.
La mia ragazza era una ballerina, se le avessi chiesto «di cosa parliamo quando parliamo d’amore?» ti avrebbe risposto che per lei amare è trascinare una sedia a rotelle, se la persona che ami non può più muovere le gambe.
Danzare riempiva di senso la sua vita e le scarpette rosse le avrebbe tolte solo se il suo corpo si fosse ridotto in cenere. Le assicurai che l’avrei trascinata per quelle scarpe fino a quel giorno.
Un giorno un boia afferrò una mannaia e la sollevò sopra i miei sogni, intimandomi di tornare alla realtà. In quel momento mi ricordai bambino, la penna rossa spremuta sui fogli, le maestre che mi dicevano «scrivi cose senza capo né coda» e io che ci rimanevo male, tanto male da cominciare ad odiare profondamente la scrittura, perché dovevo impugnare la penna per sperare di essere credibile anziché sognare di diventare incredibile, raccontare una realtà che non era la mia ma quella che ti spingono a trovare sensata. Con un colpo secco il boia descrisse una parabola di sangue e la ballerina finì dilaniata fra le mie braccia. «Ora sei di nuovo vero», disse il boia, e a quel punto mi sentii mutilato, l’inversione di uno spettro, visibile agli altri ma non a me stesso. Mi guardai da fuori, immerso in una pozza di lacrime, guardai quel corpo ridotto a uno scheletro cavo e pregai che non fosse il mio. «Ora sono di nuovo morto!», urlai in faccia al boia.

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7 pensieri su “la mia ragazza era una ballerina

  1. Post denso e stratificato… ricco di sensibilità e dolcezza. Una rilettura di Andersen decisamente interessante.

    Molto molto bello. : )

    P.S. (DEVO vedere “Scarpette Rosse”)

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