un bambino

Fluttuava la tenda, l’amore una culla, la finestra aperta sul fiume, sul pelo di quell’acqua torbida si è adagiata gran parte della mia infanzia. Correvo, su e giù per le scale, come chi abbandona qualcosa e subito torna a riprendersela. Una foto che crediamo di odiare, mossi da un impulso. Scrivevo poesie sulla neve, con l’indice. La neve, vergine finché sospesa, morbida sotto i piedi, nudi quella sera. Pareva una follia soltanto agli altri. Neve che brucia gli occhi. Ancora neve quando provai, appoggiato al termosifone, una briciola di freddo. Guardavo fuori. Fuori c’erano i sogni, nel cassetto io tenevo gli incubi. Speravo non dovessero uscirne mai.
Adagio, le lacrime gelate a formare stalattiti, le note a spegnersi in un tuffo tombale, le persone a chiudere la porta per non tornare a bussare mai più. Come quando si partì per la guerra ed ero piccolo, fragile, con poco tempo per riempire una snella valigia e senza alcuna idea sul cosa metterci dentro. Così gli altri mi lasciarono solo, solo con un fagotto di fiabe che mai avrebbe potuto far male a qualcuno. Quella guerra si chiamava “realtà”, mi dissero poi, e si perdeva sempre. La vita di sicuro, a volte la speranza. Ho iniziato a combattere quella guerra troppo tardi, con una fionda. Gli altri già maneggiavano con destrezza i fucili, le bombe.
Quel violino, quei suoni di seta, quella tristezza che archeggia, quel volto che si piega alla commozione. Sono vapore come la tua melodia: suona ancora e sapremo incontrarci.

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4 pensieri su “un bambino

  1. Arranco spesso in questa salita, mi ci vuole tutto il coraggio di cui dispongo per cercare in me un sorriso ogni giorno.
    Ascolto i profumi, rari in questi giorni, mi lavo il viso con l’acqua che gocciola dal rosmarino e mi sento buffo e felice.

  2. perchè mi fa piangere? Cazzo. Ti leggo e piango senza ritegno.
    buone feste. e un abbraccio forte. ma forte, ti stringo a lungo. Non lasciare andare le mie braccia, ti prego.

  3. I suoni di seta, le parole di seta, le parole fragili e semplici di un bambino, servono di più di bombe e fucili. Ne sono fermamente convinto. Se facessimo decidere le sorti del mondo ai bambini, ai poeti e agli artisti potremmo sperare in qualcosa di nuovo, e di migliore.

    Un abbraccione (lontano, ma carico carico di affetto)

    : )

  4. grazie per le manifestazioni d’affetto 🙂
    buone feste anche a te souffle, mi fa molto piacere che questo post ti abbia particolarmente toccato, un abbraccio
    stefano, ne sono convinto anche io 🙂

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