il bambino televisore

Le nuvole gonfie, il sole a metà: era l’una. Una lastra di vetro tremò al dolore di lei, quando venne alla luce il bambino televisore. Il bambino nacque con un piccolo televisore appoggiato sul collo, uno di quelli ultrapiatti in modo che non dovesse pesargli troppo. Il medico diede al bambino televisore un colpetto sulla schiena e lui emise le sue prime onde elettromagnetiche. Si accese. Lei piangeva disperata e fece per puntare un dito contro qualcuno, ma non essendo credente lo puntò contro di sé. Rimase stesa, ferma come pietra, fino a quando il bambino non le mostrò il suo programma preferito, quel programma che per giorni dentro di lei aveva ascoltato. Lei lo strinse forte, a quel punto, capì.
Il bambino televisore passò i primi anni della propria vita ad esprimersi attraverso citazioni e repliche di programmi vecchi e nuovi, e le persone che lo circondavano si divertivano molto nel vederlo mettere insieme parole di Mike Bongiorno e Umberto Eco per dar vita alle frasi, ma presto ci si abituarono e il divertimento cessò.
Il bambino televisore, maturando, capì che poteva creare le proprie immagini, le proprie parole, i propri suoni: abbandonò i vecchi canali per crearne uno che fosse davvero suo. Molte persone entrarono velocemente nel vortice della sua fantasia, catturate dalla potenza delle sue creazioni inusuali, e il bambino intrattenne centinaia di curiosi con la testa a cristalli liquidi. Si vedeva costretto a produrre arte anche di fronte ad un «come va?», per riuscire a rispondere con ciò che dentro sentiva.
Un giorno morì, come succede a tutti, non fosse che era ancora un ragazzo. Sua madre lo trovò sul letto, e subito capì che non era più con lei, davanti a quello schermo spento, perché quando il bambino televisore dormiva proiettava i sogni. Tastò il cuore e sentendo il silenzio si squarciò. Poi si asciugò il viso e volle capire perché era morto così presto, se era malato, se avesse potuto evitarlo. Il medico che arrivò disse che il bambino era morto di vecchiaia, perché aveva detto tutte le cose che di solito una persona impiega una vita intera a dire.
Al funerale si presentarono in molti, quasi tutti in lacrime, tutti tranne uno, che aveva il sangue gelato nelle vene: pensava che fosse tanto triste, non aver mai registrato.

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5 pensieri su “il bambino televisore

  1. Qui la chiusa è spettacolare, mi hai fatto pensare a tante interpretazioni una più interessante dell’altra.

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