Arance

L’inverno fra i rami cedenti, mentre raccoglievamo le arance senza sosta, per interminabili ore. Una danza di qualche passo e un solo gesto: protendersi. Ballavamo fino al casquet, quando le forze ti abbandonavano e mi franavi addosso.
A volte raccoglievi in qualche fila lontana, e io cantavo perché tu mi sentissi. Canzoni di terre antiche, vive solo nei ricordi, distanti. Abbandonaste le terre dei vostri nonni: toccò a noi diventare nipoti, continuare a ricordare.
Quando calava la notte il lavoro finiva e con le energie conservate ti offrivo un po’ di calore, un corpo una coperta, su quella terra fredda quanto la tua mano sulla mia schiena nuda. Piangevi, le lacrime si congelavano sulla corteccia dell’albero che, di volta in volta, sceglievi. Quando mi svegliavo con il petto ghiacciato, sapevo di essere stato scelto io.
Respiravamo e divoravamo arance ogni giorno, il loro acido succo ci rivoltò lo stomaco, ma c’era poco altro di cui vivere. Sognavo di mettere da parte un po’ di soldi e comprare una tenda; qualcosa che somigliasse, più delle mie braccia, ad una casa.
Tutti i giorni ti dicevo che mi dispiaceva, non essere riuscito a darti di meglio, e tu mi lanciavi un rimprovero con gli occhi, per averlo detto, poi mi accarezzavi il volto. Non ti devi preoccupare, dicevi, ma io non potevo farne a meno: dalla preoccupazione non riuscivo a svestirmi neppure nel sonno.
Un giorno cadesti e non riuscisti a rialzarti come prontamente facevi di solito, ti trascinavi stanca. Sorridesti amaramente, rassegnata. Ero lontano, ma non abbastanza da non poter vedere, mi bloccarono. I miei movimenti si fecero folli e dovettero accorrere molti padroni per sedarmi. Non mi impedirono di guardare, mentre ti bastonarono, mentre ti urlarono in faccia le loro cazzate sulla produttività, mentre spremevano il tuo sangue sotto l’ombra degli aranci. Quando la vita ti abbandonò urlai la mia impotenza, e non più i padroni mi tennero fermo, ma la colpa.
Ora non posso guardare le arance senza provare terrore: sangue mi pare la loro polpa.

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4 pensieri su “Arance

  1. In questi giorni non so se essere triste o incazzato nero. Mi commuovi, di una bellezza tristissima, tragica, alta. Grazie, come sempre.

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