il bambino elettrico

Non ti accorgi di aver dimenticato l’ammonimento; come potresti, del resto. La presa della corrente ti affascina e desideri affrontarla, una volta per tutte. Attraversi lo stretto corridoio, adagio, come una lucertola pigra: non sai ancora camminare. Sei solo, abbandonato alle tue ingenue curiosità per i pochi minuti di una corsa alla spesa. Sorridi: pensi di poter finalmente smascherare il mago che si nasconde là dietro. Come potrebbero diversamente funzionare cose che prima sembravano cadaveri, se non con la magia? Scarti lo specchio grande, con lui avrai modo di parlarne dopo. Giungi davanti al mistico nascondiglio e guardi attraverso i fori: del mago non c’è traccia. I battiti del cuore aumentano, denunciano impazienza. E allora succede, allunghi la mano in un gesto fluido e spontaneo, il tuo sguardo perde la sua espressione indagatrice in un lampo di corrente che rompe i palpiti. Il mago è poco amichevole, punisce gli indiscreti. La tensione è un torrente ma i tuoi tessuti non bruciano, solo il sangue scalpita, il tuo corpo assorbe energia, mutano le cellule. Poi abbandoni il flusso, carico. Sei il mago. Tua madre entra in casa, preceduta da una borsa di plastica snella. Sei davanti allo specchio, lei cerca di prenderti in braccio ma una scarica la scaraventa altrove, contro una parete. Si rianima poco dopo, spaventata, debole.

Hai cinque anni e tieni in mano la spina di un tostapane; c’è il black out, forse dopo verrà il turno del televisore, o della lavatrice.

Hai nove anni e inizi a capire sul serio cosa significhi non poter toccare le persone importanti. Sei in casa, come sempre, perché fuori potresti far del male, e ad un tratto l’equilibrio viene a mancarti, scivoli, batti la testa, spunta un bernoccolo. Tua madre corre a prendere un sacchetto gonfio di ghiaccio, te lo lascia accanto. Prendi quel sollievo e lo appoggi sulla testa dolorante; tua madre vorrebbe accarezzarti, ma la sua mano si blocca a metà, il gesto castrato da una sopravvenuta consapevolezza. Non vorrebbe piangere davanti a te, ma le capita, va tutto bene, le dici, ma vorresti gettarle un braccio intorno al collo, pensi che così non sia abbastanza.

Hai vent’anni e inizi a capire sul serio cosa significhi non poter fare l’amore con la persona che si ama. Ce l’hai accanto, un abisso millimetrico che non si può violare. Sotto i vostri corpi l’erba è ruvida, appena umida. Il vento rimbalza disordinato. La guardi come si guarda una cosa bella e inafferrabile, come un’enorme statua scrutata dall’altezza di una collina. Non ti resta che il deserto di un silenzio, spezzato talvolta dalla pressione di un respiro sulla pelle, un miraggio. Hai vent’anni e ti rendi conto di quanto siano importanti le parole. Preferisci tacere, stare minuti a scegliere, tra quelle che scorrono nel flusso costante e dirompente, le parole giuste, necessarie. Sei una diga; lei prova a guardare dietro, dove c’è la piena.

Hai venticinque anni e la frustrazione ti lacera: vuoi restituire quella maledetta corrente. La presa non è la stessa di quando eri bambino ma vuoi provarci ugualmente. Ti chini, allunghi la mano verso i fori. Al contatto i tuoi organi prendono fuoco, rimani a terra, senza più corrente. Lei è lì, disperata, chiama i soccorsi, ma quando sopraggiungono è tardi, è andato in cortocircuito, ci dispiace, dicono. Il funerale, il tuo corpo semiscoperto nella bara, lei che ti amava, che guardava dietro la diga, rimane con le mani sospese a qualche centimetro dalla tua testa, indecisa.

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12 pensieri su “il bambino elettrico

  1. stefano: mi fa assai piacere, mi ci è voluto (come sai) tanto…
    udp: tu dici? io tendo a essere sempre estremamente severo con le cose che scrivo. potrei provare, in fondo credo che molti di questi post abbiano un filo conduttore che li lega.
    paolo: 🙂

  2. Mi ha ricordato stick boy di tim burton. Il miglior burton. Bello qui, continuo a leggerti ^^

  3. mi associo al commento di UdP, cosa di cui abbiam discusso anche altrove. non c’è se o ma. Alla Stampa! Ai Libri! 😀

  4. io ti avrei impaginato un librettino, in orizzontale, misura 7,5×5,5, in b/n…
    lo tengo lì, è da finire. se vuoi lo brucio (brucio il pc), volentieri.
    ciao

  5. vi voglio bene
    paolo, non bruciare nulla, c’è la mia mail lì a destra 🙂

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