Ladri di sogni

In un parco secco di ghiaccio rabbrividivano una panca e una bambina, la seconda sopra la prima. Ed ecco che quei capelli ricci e biondi, che di foglie morte eran coperti, impedirono il mio cammino, e costretto fui a fermarmi, calamitato da quel candido viso; io che ero poco più che un bambino, al volto degli altri, almeno. Cosa ci facesse una bambina sola, seduta su una gelida panchina di un gelido parco, mi era fin troppo chiaro, i bambini erano diventati ormai un lusso per molte persone, spesso venivano lasciati al proprio destino, se mai ci fosse un destino. E mi sedetti a parlare, con lei, dopo una breve pausa meditativa.
come ti chiami?
Beatrice; e tu?
Domenico
[…]
e tu come passi le giornate?
scrivendo
che cosa?
racconti
su cosa?
bambini
bambini?
bambini che fanno cose strane; uno corre veloce, un altro ha un televisore al posto della testa


sei un po’ strano anche tu
mi ci applico molto
[…]
ma tua madre dov’è?
ha detto che torna
e tuo padre?
mia mamma dice che torna; non l’ho mai visto
da quanto sei qua?
un po’, non so
[…]
ti volevo chiedere una cosa
dimmi
l’altro giorno ero sul treno

ho detto a mia mamma che i binari rincorrono il treno
e lei?
che è il treno che corre sui binari
hai ragione tu: i binari lo accompagnano, il treno, non possono lasciarlo; la domanda?
no niente, hai risposto
[…]
Mentre le luci dei lampioni andavano scemando e la temperatura continuava a precipitare, cresceva la sensazione che sarebbe stato il mio treno ad abbandonarmi, l’ultimo treno utile per tornare a casa, ma cosa avrei dovuto fare?
[…]
scriverai anche di me?
credo di sì
ma io non faccio cose strane!
no, non tu
secondo te mia mamma è cattiva, vero?
no, non lei; quello che ti sta facendo
[…]
Così chiamai gli uomini in divisa, non speravo di poter fare molto altro per lei.
[…]
mi lasci qui?
no, resto con te, aspettiamo
chi?
che delle persone vengano a prenderti, non vorrai passare la notte in questo parco
no! ma dove mi portano?
mi piacerebbe saperlo
uhm; non posso venir via con te?
sono un po’ giovane per fare il papà, non credi?
eheh
[ricordo quello che avrei tanto voluto risponderle: no, faresti una vita mediocre, io non ho posizione economica, non ho posizione e basta, non ambisco ad averne una, sono un fallimento, saresti infelice; chissà invece cosa avrei voluto sentirmi rispondere]
[…]
Arrivarono gli uomini in divisa e ci portarono via, che io dovevo rispondere a un po’ di domande riciclate e stanche; speravo che qualcuno di buon cuore mi avrebbe accompagnato a casa. E cercai di capire cosa sarebbe successo alla bambina, dove l’avrebbero portata; mi risposero che se la sarebbe cavata bene. Avevo bisogno di queste rassicurazioni, continuamente, di qualcuno che mi desse un leggero colpo sulla spalla per certificare che sarebbe andato tutto bene, che tutto era a posto e lo sarebbe sempre stato, che non dovevo preoccuparmi, che avevo fatto quello che dovevo fare, che avevo risposto alle aspettative nella maniera adeguata (tutto ciò accadeva così di rado). Poi fui riaccompagnato a casa da un uomo in divisa leggermente paffutto, cupo in volto, che non mi propose di stare tranquillo, perché forse non se la sentì di mentirmi, ma nemmeno mi disse la verità, rimase in bilico, come quello sportello della vettura munita di sirena rimasto tra l’aperto e il chiuso, giusto il tempo di sussurrare un grazie.

Una decina di anni dopo iniziai a vedere ragazzi buttarsi dai ponti, sotto i treni, giù dai palazzi, perché qualcosa mancava loro a  tal punto da non poter più sopportare l’esistenza, anche se non riuscivano a definire cosa (questo si leggeva su molti biglietti d’addio, al mondo, credo). E intanto i corpi si ammucchiavano ogni giorno e grossi camion venivano a portarseli via, prima che la putrefazione guastasse le narici alle persone perbene. Riti satanici di massa, continuavano ad urlare i media, verso ogni dove, ci stanno portando via i nostri figli. I figli di nessuno, avrebbero dovuto dire, perché quei ragazzi non avevano famiglia, non avrebbero avuto funerali, lacrime e fiori.

La verità venne a galla dopo vari tentativi di inabissamento. In quegli anni, quelli in cui incontrai la bambina al parco, si andava diffondendo un problema generale: con l’arrivo dell’andro/menopausa gli adulti perdevano la capacità di sognare. Così, quelli che avevano abbastanza soldi da poterselo permettere, sfruttarano un complicato marchingegno in grado di rubare i sogni ai bambini, per ripristinare le loro capacità. Vennero sacrificate migliaia di vite sognanti, quelle di bambini dimenticati e abbandonati, orfani, senza più le braccia di una madre intorno al collo. Bambini che sarebbero cresciuti senza sogni e senza sogni sarebbero morti, in un rapido tuffo.

La cercai fra dozzine di corpi straziati, anche se sapevo che ormai era tardi, e che anche trovarla lì in mezzo non sarebbe servito a nulla, se non a sentirmi in colpa per qualcosa che avrei dovuto difendere, anche con i pochi mezzi che avevo allora. Non trovai alcuna ragazza dai capelli ricci e biondi, ma forse, pensai infine, lei aveva scelto di farsi inseguire da un treno.

E nel volo si spezzarono le ali, si spensero i colori e si fece buio, e nel mio petto una tundra si aprì la strada.

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4 pensieri su “Ladri di sogni

  1. I sogni dobbiamo difenderli con ogni mezzo… da chiunque provi ad intaccarne la potenza e la bellezza. Bisogna trovare la forza di sconfiggere i ladri di sogni sul piano della Ricchezza (del cuore) e della Fertilità (dell’immaginazione). Riprendendoci quello che ci spetta, che spetta ad ogni bambino.

    Scritto dolorosissimo, ma molto molto bello. Ricco di molte riflessioni importanti. Delicato e profondo. : )

  2. Davvero bello, grazie. I sogni in questo mondo hanno poco spazio, il sogno è etereo mentre oggi la vita chiede soprattutto apparenza concreta: un conto in banca, una villa, un’auto di grande stazza, i muscoli gonfiati: succedanei di vita destinati a frantumarsi un attimo prima della morte. Chi ha vissuto senza sogni morirà con un ghigno sul viso.
    Personalmente ambisco a sorridere quando verrà il mio momento. Grazie ancora, allegorico illustratore.

  3. Meraviglioso! Appena possibile lo rileggerò poiché la vista ormai mi tradisce. Mi spiace per la mia lunga assenza dovuta appunto a problemi di salute. Ma conto (e spero) di riprendere le mie passioni.
    Un saluto anche da parte di LuxOr che dovrebbe ritornare presto.

    Ciao^^

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