Ezequiel Lavezzi

Ho ventitré anni e appartengo alla generazione che ha dovuto subire i postumi delle radiazioni di Tchernobyl e della paragnosi di Giucas Casella. Di solito leggo il giornale, di mattina, quello gratuito che mi rifilano alla stazione, e spesso mi imbatto nel trafiletto di un tizio che si rivolge a me, mi apostrofa, mi dice che non ho motivazioni, scopi, eroi e passioni. Non sono d’accordo, con questo tizio, sono parecchie le cose e persone che amo e che difenderei a costo della vita: Hugo Chavez, Ezequiel Lavezzi, le prime cinquantanove pagine di Underworld, David Lynch, il sorpasso di Hakkinen su Shumacher a Spa (nel 2000), i barattoli di zuppa Campbell di Andy Warhol e altre cose che ora non mi vengono in mente. Lo so, non è facile trovare persone con gusti simili ai miei, prendi la mia (bellissima) ragazza, lei disprezza Hugo Chavez e i film di David Lynch, trova la mole di Underworld insostenibile a priori e non sa chi siano Lavezzi e Hakkinen (anche se giura di aver già sentito nominare Michael Schumacher, mentre di Warhol non vuol neanche parlarne). Per fortuna ci vediamo a giorni alterni, così ha deciso lei, i giorni in cui non ci vediamo scopiamo solamente; sì, funziona che io ho le chiavi di casa sua e vabbè, ci bendiamo e non ci diciamo nulla di particolarmente comunicativo. Ci ho messo un po’ a digerire questa cosa, ma ora va tutto a gonfie vele.
Sono anche stato in carcere, poco tempo fa, per una burla davvero innocente: sono entrato nella sede centrale della San Paolo a Torino brandendo un ombrello e urlando come un matto, per simulare una poco credibile rapina; sarà stata la faccia minacciosa e assatanata o chissà cosa ma un’impiegata in preda al panico è svenuta ed altre due o tre si sono messe a piangere; oh, se solo avessi mostrato subito il dispiacere, anziché l’appagamento; mi hanno concesso comunque qualche attenuante, perché sono un imbecille (testuale). Non si sta tanto male in carcere, ti fanno vedere una partita di campionato, la domenica; il problema è che abbiamo visto solo la Juventus, mentre Lavezzi gioca nel Napoli. Una volta mi ha scoperto, un omino simpatico, che non sembravo
così felice di vedere la Juventus, e mi ha chiesto cosa avessi; mi manca Lavezzi, gli ho risposto
ma sei di giù?
no, di Torino
allora cosa te ne frega del Napoli?
nulla, mi interessa solo Lavezzi
ma nella Juve c’è Giovinco! non ti piace, Giovinco?
certo che mi piace, è nella mia top 10, ci puoi scommettere, ma non è la stessa cosa…
uhm, non fare questi discorsi, mi ricordi quel mio amico che si era fissato con Natalie Portman, io gli indicavo una donna e lui “carina, ma non è la Portman”, grazie al cazzo, dico io
non è la stessa cosa, vedi, il tuo amico la Portman non l’avrebbe mai trovata due isolati più in là, mentre Lavezzi ora sta giusto due canali più in qua.
E poi c’era la vecchina che ne sapeva di libri (finita dentro per, parole sue, aver massacrato l’insopportabile marito a suon di colpi di vaso cinese), di come si vendono, diceva lei, perché di scriverne non era mai stata capace; porca put…diamine, ho esclamato la prima volta che abbiamo discusso, mi dia due dritte allora, e le ho consegnato alcuni miei racconti, che avevo appena finito di scrivere su frammenti vari di carta igienica, e lei dopo rapida lettura ha scosso il capo, non ci siamo, mi ha detto, manca l’etichetta, manca il genere, manca un intreccio credibile,
come pensi di andare avanti a scrivere in questo modo?
non per nulla le ho chiesto qualche suggerimento
prova a scriverti in fronte “postmoderno”
ma il postmodernismo è morto quasi nove ann
oh, cazzate, è così di moda, la parola, intendo
mi serve qualcosa di più concreto, provo con l’autofiction?
neanche per sogno, prova con la metafiction, e già che ci sei confessa al lettore che scrivi dei dialoghi penosi, no, ma dico, ti stai ascoltando?
Simpaticissima, la vecchina.
Mi è arrivato un sms della mia ragazza, stamattina: anche se ti fanno schifo i Baustelle comprami il nuovo disco dei Baustelle; che poi io li amo, i Baustelle, ma ho inventato questo odio per vendicarmi del suo (odio) per David Lynch. E se poi anche il suo (odio) per David Lynch fosse una ripicca? Non ci avevo pensato, a questo, forse stiamo mettendo mattoncini di plastica uno sopra l’altro. In tutti i casi oggi è uno di quei giorni in cui io e lei non ci vediamo, quindi dovrò lasciarle il disco sul tavolo prima di bendarmi ed entrare in camera, e non potrò nemmeno scartarlo, o penserà che lo ho ascoltato.
Perché amo Ezequiel Lavezzi? Perché li dribbla tutti e poi, arrivato sotto porta, la tira fuori; questo mi ricorda tutti i progetti che ho avuto, e che sono ancora vivo, nonostante tutto.

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3 pensieri su “Ezequiel Lavezzi

  1. Mi sembra un’ottima prima pagina, nel senso che hai aperto una storia che può avere infiniti sviluppi. Bello, si legge tutto d’un fiato, ancora una volta. Mi piacciono i ritorni storici, gli ammicchi al mondo fuori.
    Poi ci spieghi delle avanguardie del 66.
    Ciao, buona serata

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