Cassa armonica

Le strade non sono molto affollate a quest’ora del mattino; le poche vetture insistono pacatamente sul manto urbano, ciò ti mette a tuo agio. Una voce lievemente metallica e vagamente arrugginita lancia moniti e presagi di devastazione a intermizzenza da una trasmissione in onda media.
«Ci hanno succhiato le ultime gocce di sangue che erano rimaste e sì, se vi steste chiedendo di chi sia la colpa, la colpa è VOSTRA: non vi siete nemmeno accorti di averceli attaccati al collo!».
Nostra, noi chi stronzo? – pensi – come se il proprietario della voce non appartenesse al genere umano!
I palazzi sono sporadici, persistenti, più o meno erosi a seconda del tempo di esposizione; le insegne luminose sono spente e questo ti deprime con moderazione, ma non sapresti spiegarne il motivo. Osservi con una ostentata curiosità la scenografia sonnolenta filtrata dal cristallo, le immagini schizzano via troppo velocemente e ti piacerebbe poterne arrestare qualcuna, per chiarirti le idee, scrutare dietro gli angoli e dentro le ombre; al momento è tutto troppo vago, indecifrabile, estraneo.
«Tutto ciò che non aveva un prezzo ora ce l’ha ed è ENORME; vi meritate anche questo, voi e le vostre fottutissime MasterCard!».
Ma io non ho una MasterCard!, sbraiti contro l’autoradio, poi realizzi – in una frazione di secondo – che la voce dall’altra parte non può sentirti e allora ti plachi, scuoti vigorosamente il capo. Alcuni sentimenti ambigui si muovono al tuo interno, lottano e instaurano alleanze che subito si sciolgono; tutto ciò provoca una perturbazione che quasi ti percuote l’intestino tenue. Poi una serenità limpida, lampante, pallida come l’interrompersi pacifico di una oscillazione si impadronisce del tuo corpo, e hai come l’impressione che la frizione si sia fatta più morbida.
«Cercatevi un dio, se non ne aveste ancora uno!».
Non ho proprio bisogno di un palliativo, rifletti con sconcerto. Sistemi la vettura all’interno di una griglia di linee bianche un po’ sbiadite, noti, al contrario non noti di averne varcato i confini con la ruota anteriore destra, non prima di essere sceso, almeno; la tua istantanea pigrizia ora si oppone al riassestamento. Ti avvii verso l’angolo nord-est della piazza, dove si trovano quei tavolini e quelle sedie e un omino abbastanza simpatico che serve il caffè e molto probabilmente anche altre cose che non hai ancora avuto modo (e voglia) di testare. Ad attenderti c’è lei, che indossa una maglietta color prugna.

Sei in ritardo di sei minuti, lo sai?
Tecnicamente no, hai detto di trovarci alle otto e mezza circa.
Sicuro?
Ho le prove.
Mi fido mi fido.
Fortuna che è esistito Nikola Tesla!
Chi?
Lasciamo perdere…
Hai scritto quella cosa che ti ho chiesto?
Sì, ecco, già, credo di averla dimenticata in macchina.
Ma è ciò per cui siamo qua!
Hai ragione, scusami, la radio mi ha … uh, ecco, vado a prenderla. Hai già ordinato?
Ti aspettavo.
Per me un caffè. Arrivo subito.
[…]
“La clonazione dell’ornitorinco come paradigma della crisi monetaria globale” !?
Mi hai detto di aiutarti a rispondere alla domanda “che idea ti sei fatto/a della crisi economica?”.
E l’ornitorinco? La prof. penserà che la prendo in giro.
Leggilo, guarda che è gustoso!
Ma basta, la smetterai un giorno di dire “gustoso”?
Ho seri dubbi al riguardo.
Faccina triste.
Guarda che non siamo su Facebook.
Già. E secondo te come faccio a consegnare una cosa del genere?
Allungando un braccio?
Idiota! No, ma cazzo, ti ho chiesto una cosa per il liceo, dubito che questo tipo di ironia possa andare bene.
Quale ironia? Guarda che è una riflessione serissima!
Come no, come se non ti conoscessi… E poi già il titolo è tutto un programma.
[…]
Hai poi visto Calamari Union?
Sì…
E?
Ti offendi?
Meglio lasciar perdere.
Non fare così.
Ora devo proprio andare, credo.
Ma no, ti sei davvero offeso!
Perché non apprezzi le grandi opere d’arte? No, no, figurati. Sul serio, ho da fare.
Ok…
Mi farai poi sapere com’è andata con l’ornitorinco?
Io ti ammazzo!

E mentre apri lo sportello dell’automobile ti sembra che d’un tratto i suoni intorno a te siano diventati i termini di un’enfasi; ti porti le mani alle orecchie per trovare conforto ma anche il ronzio del vuoto risuona in maniera insostenibile. Tutto torna normale, gradualmente, e i clacson non martellano più i tuoi timpani. Poi sali, giri la chiave, apprezzi il rombo strozzato del motore come non ti era mai capitato prima, parti.

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Un pensiero su “Cassa armonica

  1. Calamari! Tesla! L’ornitorinco! Gustosissimo. : )

    Ben tornato. I fan aspettavano. Saranno contenti di certo. Potrebbero finanche danzare per le strade. 😀

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