Il bambino che si affacciava alla finestra

Il bambino che si affacciava alla finestra aspettava qualcosa, ogni giorno affacciato per ore, e ogni giorno quel qualcosa cambiava, veloce, come muta la luce nelle cose, se uno riesce a farci caso. Un giorno aspettò una mano, da stringere pensava, una mano carica di calore, quasi bollente, che lo avrebbe trainato lungo spirali d’asfalto, lungo tutti i desideri fino alle transenne, fino a quando non fossero entrambi sfiniti, esausti. Un giorno aspettò un fruscio che guastasse il silenzio, pacatamente, la sua tranquilla esistenza timorosa, piccola, lo scatolone con i buchi per l’aria dentro al quale correva a nascondersi, l’unico posto che lo facesse sentire al sicuro, al riparo dalle cose che spezzano le altre persone, le ossa e tutto il resto, lo stomaco qualche volta, colpito da sogni inafferrabili. Un giorno attese che quello scatolone diventasse una persona. Sarebbe stato meraviglioso potersi nascondere dentro qualcuno, pensava, qualcuno che avesse i buchi per lasciar passare l’aria.
Poi provò ad aprirla, la finestra, pesava qualche tonnellata di sguardi e non fu facile, per un bambino gracile quanto lui, ma ci riuscì. Divenne una rapida di lacrime: non fu facile dover ammettere di aver passato tanto tempo ad immaginare e sognare tutte le cose che stavano lì fuori da sempre e che avrebbe potuto cercare di afferrare, spostando il vetro che da quelle cose lo seperava.
Le storie, le sue storie, non avrebbero mai avuto niente a che fare con il mondo là fuori, questo lo avrebbe imparato con il tempo, quando fu finalmente uomo, ma anche a quel punto continuò ad aspettare. Lo si poteva vedere fermarsi per manciate di minuti davanti a una strada, o percorrere tragitti interminabili a bordo di un tram senza mai cambiare posto, o inseguire la stessa persona per mesi, anche quando arrivava a somigliare più a un puntino lontano che a una persona, o perdersi nel vuoto di una notte senza addormentarsi pregando che si riempisse di colpo.
Gli occhi, pensò un giorno, erano diventati la sua nuova finestra.

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3 pensieri su “Il bambino che si affacciava alla finestra

  1. Buondì,

    scrivo per passione con lo pseudonimo di Josè Pascal (figlio del fù Mattia Pascal e Ederì Buendìa discendente del grande colonnello Aureliano Buendía).

    Con estremo piacere ti invito a visitare il blog di scrittura creativa (non so se posso permettermi di chiamarlo così) http://parolesemplici.wordpress.com ed eventualmente pubblicare/collaborare, se e quando ne avrai voglia e tempo.

    Definisco questo blog “In parole semplici” come “una scatola di latta virtuaculturale dove vengono custoditi pensieri, ricordi e semplici storie”.

    Il blog è strutturato in sette sezioni:

    – Semplici storie (favole, fiabe, racconti brevi o a episodi, testimonianze di vita)
    – Caro Diario (racconti breve o a episodi scritte in forma di diario)
    – La cassetta delle Lettere (lettere scritte a …)
    – Luoghi, saperi e identità (saggi e racconti brevi su tradizioni, usi e costumi delle società del mondo)
    – Gocce di pensieri (poesie, riflessioni, rime, filastrocche,…)
    – Chiacchiere a Mezzodì (storie, racconti e testimonianze dal Meridione d’Italia al Sud del Mondo)
    – L’angolo degli IllustraBocchi (immagini, illustrazioni, schizzi, ribozze e parole)

    Se ti va di collaborare scrivimi a: inparolesemplici@gmail.com

    Altrimenti scusa se ti ho disturbato.


    Lo pseudo lettore scrivente
    Josè Pascal

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