Isole, muraglie e altri problemi di permeabilità

1 e 2 erano una coppia: nessuno dei due prestava grande attenzione a ciò che l’altro intendeva comunicargli e aveva la tendenza ad attribuire alle espressioni il significato più di comodo o comunque un “ciò-che-vorrei-che-tu-mi-dicessi” (pur senza averlo detto sul serio). Il rapporto funzionava a gonfie vele, ma un giorno 2 cercò di capire se avesse trasmesso a 1 ciò che intendeva, perché in quel particolare caso ci teneva molto, così sondò e scavò con alcune domande, sempre più a fondo, minuziosamente, e si accorse che nell’elaborazione di 1 dei contenuti delle sue frasi nulla delle sue intenzioni era stato recepito. 1 si accorse di non essere mai stato davvero ascoltato da 2, e si allontanò. Non si accorse mai di aver fatto la stessa cosa.

3 e 16 si amarono per una settimana, poi 16 chiese a 3 di “essere spontaneo” e 3 andò su tutte le furie perché pensò che se fino ad allora lei pensava che non lo fosse stato allora sarebbe anche arrivata a pensare, prima o poi, di essere stata conquistata da una maschera ovvero da una proiezione di lui che non era davvero lui, che avesse mentito (forse anche inconsciamente) per scopi utilitaristici; a questo punto 16 disse di essere stata del tutto fraintesa e 3 si infuriò ancora di più, perché pensò che lei gli stesse chiedendo di cambiare, di essere qualcosa di diverso, giacchè fino ad allora era stato pienamente se stesso e dunque spontaneo, e che quindi non si fosse innamorata davvero di lui per quello che era realmente. 3 chiuse la porta dietro di sé e non tornò mai più.

5 un giorno disse a 23 “dobbiamo parlare”, 23 sapeva bene cosa significasse quella formula rituale e fece le sue previsioni, che azzeccò; ma 5 quel giorno non seppe trovare delle motivazioni “corrette” per spiegare a 23 perché intendesse lasciarlo, forse perché non avrebbe voluto ferirlo (perché ci teneva davvero a lui o per via dei sensi di colpa che ciò avrebbe generato? non lo sapremo davvero mai), così improvvisò un “ti meriti di meglio”. 23 incassò il colpo e provò a cercarlo, quel “meglio”, ma non lo trovò mai, e non riuscì mai a dimenticare 5, perché non trovò niente in grado di scacciare via quell’immagine di perfezione che aveva in testa. Dopo dieci anni di vane ricerche 23 si impiccò ad un albero, quasi certamente una quercia. 5 lasciò 23 perché pensava di meritare di meglio.

7 provava dei sentimenti per 8, ma li tenne per sé perché non voleva rovinare il bel rapporto che c’era tra di loro. 8 fece altrettanto. Questo finì col rovinare il bel rapporto che c’era tra di loro.

11 conviveva con la forte paura di dover perdere 26, paura che gli impediva di dormire, che lo gonfiava inarrestabilmente di ansia. Non sapendo come altro sbarazzarsi di quella paura 11 si allontanò da 26, trasformando la paura di una possibile perdita in certezza della stessa, e ritrovando il sonno. 26 chiese spiegazioni, che non ricevette. 11 ci mise qualche mese ad afferrare la portata del paradosso, ma a quel punto 26 lo mandò a fanculo.

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