CZ32 (Satellite of love)

ANTEFATTI

1. «Dicevo, dentro quest’acqua, c’è quella che, per me, è la più bella sovrimpressione della storia del cinema e che è, appunto, un tentativo ingenuo, semplice, facile, ma commoventissimo e geniale di dare l’amore dentro le immagini stesse. Due immagini che fanno l’amore, lo sguardo che riesce a fare l’amore con le immagini, anche se il corpo è disperato, cerca, non trova, poi finalmente vede, quindi sa che l’amore c’è ancora, secondo la profezia che c’è prima nel film.» (Enrico Ghezzi su l’Atalante di Jean Vigo)

2. «Abbiamo un gran bisogno di racconti. È una cosa che esternamente non sempre viene afferrata come si deve, non so se hai mai chiesto a qualcuno di importante di raccontarti una storia, una qualsiasi storia, e questo qualcuno non ha voluto perché la cosa lo imbarazzava, o perché pensava di non essere abbastanza bravo o fantasioso; insomma è poi difficile far capire che quello che cerchi è una sua storia, che non importa, che è un po’ come quando ti aveva portato dei biscotti bruciacchiati fatti con le sue mani e tu l’avevi ringraziato di cuore, e ci avevi messo un sacco anche in quel caso a fargli capire che non te ne fregava nulla che fossero bruciacchiati, che anzi quei fondi di biscotto color carbone ti ricordavano che li aveva preparati lui, come fossero una firma.» (Millecinquantunesimo dato inserito nella memoria centrale di CZ32, androide a uso domestico della Robotronic [«dove la ferraglia è di casa »], numero di serie 10361, sottratto e modificato)

3. Il vuoto è difficile da definire se non in rapporto a qualcosa che è scomparso, che c’era e non c’è più; oppure bisognerebbe provare a immaginare qualcosa che non è mai stato, non fosse che nello stesso momento in cui lo immagiamo, è. Quindi il vuoto potrebbe definirsi in stretta relazione con un senso di nostalgia a volte ben definibile a volte meno («sento un vuoto dentro»); in tal senso siamo tutti bucherellati come dei colapasta ma privi di quella struttura simmetrica tipica del colapasta. Ci sono fori più profondi di altri, come quello che bucò un ragazza svegliata di soprassalto da un incubo – una notte di Dicembre – nel tentativo di stringere una mano che non trovò dentro la sua: la chiuse intorno al vuoto.

4. Perché usiamo l’espressione «lasciami un attimo da solo/a con lei/lui»? Come si fa a restare soli con qualcuno? Perché esclamiamo «finalmente soli!» quando siamo finalmente insieme?

FATTI

Una squadra ben assortita e vagamente folle di ingegneri ci lavorò meticolosamente per anni, nessun dettaglio venne trascurato: CZ32 fu il primo robot della storia in grado di provare sentimenti ed emozioni, molto simili a quelle umane ma un po’ rielaborate, a misura di circuito. Ci fu una fuga di notizie, forse uno dei progettatori non riuscì a tenere la cosa per sé e così, come potete immaginare, questa si sparse come i bambini per i corridoi quando suona la campanella. Si infuriò un dibattito su questa nuova opportunità, che non mancò di sollevare polemiche e aizzare orde di contestatori, soprattutto fra gli ecclesiastici e i neoplatonici. Presto quasi tutti furono d’accordo: i robot sentimentali sarebbero stati l’inizio della fine del genere umano. Fortunatamente un paio di ingegneri nascosero CZ32 in un magazzino di altri robot (nessuno avrebbe potuto notare la differenza a occhio, data l’omologazione strutturale) di tipo “domestico” prima che venissero a cercarlo. Quando gli incaricati alla ricerca fallirono si pensò che si fosse trattato di uno scherzo di qualche burlone, che in effetti fosse impossibile progettare un robot del genere, e allora dopo un po’ si smise di parlarne. E quando i due che l’avevano nascosto tornarono a cercarlo scoprirono – e lo stupore disegnatosi sui loro volti avrebbe a sua volta disegnato un’espressione di stupore sul volto di un eventuale osservatore – che i robot di tipo “domestico” venivano prelevati giornalmente e spediti in qualche abitazione a svolgere i propri compiti di casalinghi metallici.

La famiglia Satellite era composta da tre elementi distinti: Laura e Carlo Satellite e la loro piccola figlia, Chiara. CZ32 venne azionato subito dopo la consegna da Carlo, che lo portò a fare il giro della casa, una casa di dimensioni piuttosto ostentative, enormi considerando l’esigua quantità di abitanti, e anche l’arredamento e tutto-il-resto era all’insegna dell’ostantazione e dello sfarzo: casa Satellite traboccava ricchezza da tutti i corridoi. CZ32 era un robot “insolito”, ai loro occhi, ma faceva bene il suo lavoro e quindi non c’era motivo di lamentarsi, e infatti nessuno dei Satellite mai si lamentò. Di tanto in tanto però capitava che facesse delle domande strane, sull’amore, a Laura o Carlo, e le risposta che riceveva, quando le riceveva, erano del tipo: – cosa vuoi capirne tu di amore, che sei un robot? – nel caso di Laura e di quest’altro: – l’amore? sai cosa avrei detto al buon dio se avessi potuto al momento opportuno, eh? gli avrei detto dove ficcarsi quella fottuta costola! – nel caso di Carlo. Un giorno, premurosamente, Laura chiese a CZ32 se la casa non fosse troppo grande per un solo robot, e aggiunse che non sarebbe stato un problema per loro prenderne un altro; – magari una robot-femmina – e gli strizzò un occhio.

Per quanto riguarda l’amore non rimaneva che parlarne con Chiara, la piccola Chiara forse l’avrebbe ascoltato.
Tu cosa ne pensi, dell’amore?
Eeeeh, tu?
Stai rispondendo a una domanda con un’altra domanda!
Daaaai.
Hai presente i biscotti quando escono bruciacchiati?
Uhm, sì, una volta a mamma è successo, non li ho mangiati però.
Però sai di cosa sto parlando; l’amore secondo me è quando una persona inforna dei biscotti per un’altra persona sapendo che molto probabilmente li sfornerà bruciacchiati, difettosi, approssimativi.
Ma scusa…
Dimmi tutto.
Non è meglio quando qualcuno ti prepara dei biscotti buoni?
Ci vuole molto cuore per fare qualcosa per qualcuno sapendo di non esserne molto capace, farlo lo stesso, capisci, è troppo facile sfornare dei bei biscotti dorati e gonfiare il petto tutto trionfante.
Se lo dici tu…

AM80 arrivò nella casa dei Satellite e divise con CZ32 i compiti domestici (attraverso formulazioni di percentuali, come si conviene a dei buoni robot) e la camera da letto. Potete ben immaginare quel che successe, e successe forse prima di quanto sarebbe ragionevole attendersi che accada, se da queste cose ci si potesse attendere un minimo di ragionevolezza. Ma CZ32 presto si accorse che c’era come un muro a separarlo da AM80, lo avvertiva dalla freddezza delle parole, dalla secchezza dei gesti. AM80 si faceva abbracciare da CZ32 ma riduceva il gesto affettuoso in gesto tecnico, un afferrarsi di ferraglia, quasi un concatenarsi di ingranaggi.
Ti amo, AM80!
Ehi CZ32, capiti proprio a proposito, non è che andresti a prendermi le carote in frigorifero?

CZ32 non ne potè più di quella situazione, a un certo punto, anche se non è agevole stabilire con esattezza dove sia situato, quel punto, spesso lo si supera, ma è poi difficile rintracciare il momento esatto in cui è avvenuto il sorpasso. Così abbandonò la casa dei coniugi Satellite; sgusciò via nella notte mentre tutti gli abitanti in carne-e-ossa dormivano, con tutta la delicatezza silenziosa che i suoi meccanismi ben articolati gli consentivano, ed era molta. CZ32 sperò fino all’ultimo istante, fin quando non ebbe definitivamente esaurito lo spazio che tipicamente separa una porta dalla sua chiusura, che AM80 si precipitasse giù per le scale e gli afferrasse il braccio metallico con presa ferrea, quasi stritolante, per impedirgli l’uscita, ma non avvenne. I Satellite, che a CZ32 erano affezionati, per quanto ci si possa affezionare a un robot, anche se CZ32 non era un robot come gli altri, lo si intuiva, chiamarono la Robotronic per chiedere spiegazioni; la Robotronic, attraverso la voce di una donna che si assentò un attimo probabilmente per consultarsi con qualcuno più in alto ma non prima di aver dichiarato, lapidariamente: – è una cosa inaudita! – e lo era davvero, inaudita, promise di sostituire gratuitamente il modello, e si scusò per la vicenda con la promessa che non si sarebbe ripetuta mai più; i Satellite però rivolevano indietro il loro CZ32, non un altro robot, ma gli venne fatto notare che non si sarebbero accorti della differenza, che sarebbe stato impossibile ritrovare proprio quel robot in mezzo a una marea di robot tali-e-quali e che sicuramente nessuno si sarebbe preso la briga di controllare i numeri di serie uno a uno, così alla fine accettarono il sostituto.

CZ32 ebbe modo di incontrare altri robot e si rese conto che il suo problema non era un problema specifico con AM80, il problema era piuttosto che gli altri robot non erano stati programmati come lui per provare sentimenti: furono sufficienti delle brevi interrogazioni per prenderne atto. Vagò fin quando la sua autonomia energetica glielo consentì, per le strade, a contatto con una dimensione che aveva osservato sempre e solo attraverso il filtro di una finestra; si meravigliò in un bagno di luci, in un’orgia di spostamenti non del tutto indipendenti fra loro. Quando la sua autonomia si esaurì cadde a terra nei pressi di una casa decisamente più piccola di quella dei Satellite; i due proprietari – coniugi – dibatterono sull’oppurtunità di tenerlo, dato che non avevano alcun robot, se non fosse un po’ come rubare, ma poi pensarono che i robot non scappano di casa e che quello forse era stato abbandonato di proposito, così lo ricaricarono e lo tennero con loro.

ISTANTANEE

a. C’è una vecchia fotografia che CZ32 porta sempre con sé. Una ragazza affacciata a una scrivania osserva un bicchierone d’acqua con dentro una pastiglia di Alka Seltzer in scioglimento. Una miriade di bollicine in procinto di confluire in bolle più grandi per poi salire verso l’alto, donarsi alla miscela gassosa circondante. Lo sguardo della ragazza è concentrato ma al contempo spezzato – a ben vedere – da una fulminea presa di coscienza; c’è una bollicina che non si unisce alle altre e procede a zig zag, renitente, spaventata: la ragazza vi si riconosce.

b. CZ32 mentre guarda l’Atalante per l’ennesima volta, seduto sul divano, mentre esplode di nostalgia per cose che non ha mai potuto vivere, una nostalgia da implementazione in memoria, mentre vede il riflesso di sé sullo schermo infrangersi sulla superficie di quella sovraimpressione, mentre vorrebbe piangere ma non è stato costruito per farlo, gli ingegneri non ci avevano pensato, a quella modifica, mentre aggancia il lampadario ai suoi occhi artificiali, mentre traccia le linee di contorno della sua solitudine, le tratteggia, sono in divenire, mentre invoca la rottamazione, mentre i suoi circuiti scintillano scosse di rassegnazione, mentre tira pugni metallici sul muro, e il muro trema.

APPENDICE

Si racconta che in un tempo lontano l’amore viaggiasse all’interno di dirigibili in moto perpetuo intorno al suolo terrestre, e che i dirigibili lo spargessero ovunque ci fossero esseri umani. Non era però quel tipo di amore duale che siamo abituati a definire oggigiorno, piuttosto un amore universale, che coinvolgeva ognuno verso tutti gli altri. Solo la seduzione avrebbe potuto essere duale, almeno fino all’attimo in cui non si consuma nel mantenimento della promessa di soddisfazione del desiderio, che sedurre significa un po’ tradirla, quella promessa, rinviandone l’assolvimento a tempo indeterminato; bisogna ammettere – amaramente ? – che desideriamo qualcosa tanto maggiormente quanto non possiamo averla o quanto siamo vicini ad averla ma ancora non l’abbiamo (come un limite tendente nel primo caso a infinito e nel secondo a zero); per questo la seduzione è allusiva, e quando smette di esserlo, sfociando nelle proprie conseguenze, semplicemente smette. Avrebbe, però, perché quell’amore distribuito indistintamente dai dirigibili rendeva immediatamente soddisfacibile ogni desiderio carnale, nessuno sospettava neppure che esistesse un tal tipo di desiderio perché non si faceva nemmeno in tempo a provarlo con la dovuta intensità che; il fatto è che non ci sono generalmente problemi nel darsi se si ama sinceramente, e l’amore sparpagliato dai dirigibili era puro, incondizionato. Un giorno accadde che una persona sviluppasse questo ragionamento: tutti amano tutti -> tutti mi amano -> le persone che io amo ne amano ANCHE delle altre!; quest’ultimo pensiero gli fu intollerabile. Così tale persona (un maschio adulto nella media) si armò di fucile e sparò a uno dei dirigibili, che crollò al suolo; nei giorni successivi altre persone, dopo ragionamento analogo, seguirono il suo esempio. Di lì a pochi mesi non rimase un solo dirigibile nel cielo.

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4 pensieri su “CZ32 (Satellite of love)

  1. ” la seduzione è allusiva ”

    Ha performato molto bene, inverando il paradosso, caro ‘slow learner’. Grazie, un saluto partecipato, suo BaoTzeBao

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