La struggente nostalgia di una formica di peluche

Nel cassettone vige un’atmosfera plumbea, lo spazio si comprime di settimana in settimana, esplode la claustrofobia, gli oggetti si ammassano, si schiacciano, premono. Sei soffocata da un trenino di plastica. Non sempre le cose sono state così, per te. Un tempo posavi sul comodino a fianco al letto della bambina, i suoi polpastrelli di caramella mou carezzavano piacevolmente la tua superficie morbida e nera, potevi sentire la sua voce come una brezza, l’odore di biscotti o di dentifricio alla menta, a seconda, e i suoi enormi, pieni, occhi verdi vigilare su di te. Ma ora sei qui, nel cassettone generalista, lo scarto percepito fra il prima e il dopo si dilata a raggiungere proporzioni galattiche, preme sulla tua testa insieme al treno. Ogni tanto la bambina lo apre, il cassettone, ma raramente ti afferra, perché sei archiviata troppo in basso, e anche quando ciò succede non fa che peggiorare le cose: l’illusione si accende come nafta ma nessuno ti ha munito di estintori.

Succede qualcosa di simile anche tra esseri umani. Una persona ti chiude in un cassetto perché fa comodo avere qualcuno su cui poter contare, nel caso disperato, nel caso di un vuoto, nel caso di una fulminante nostalgia; probabilmente questa persona non la convinci, anche se non riesce a illustrarti i motivi, magari ti dice che non c’è niente che non vada però non è così, altrimenti che motivo ci sarebbe di chiuderti in un cassetto?, allora ti lascia lì in attesa e va a farsi un giro per vedere cosa trova intorno, ogni tanto torna ad aprire il cassetto per controllare che non ti sia mosso, e la conferma è potentemente consolatoria, perché là fuori non sempre si trova qualcosa e può capitare di dover aprire – in via definitiva – quel cassetto, eventualmente sbuffando un po’. Io, per esempio, preferisco andare a nascondermi in cantina, dove sono sicuro che non verrai a cercarmi mai.

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2 pensieri su “La struggente nostalgia di una formica di peluche

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