Metacibernetica

Domenico Gullia, malinconicamente alla finestra, osserva il mondo-fuori; la zanzariera gli offre una visione reticolare delle cose. A un tratto un altro Domenico Gullia si materializza sul prato in corrispondenza dell’altalena; non si tratta di una visione/allucinazione ma di una entità fisica reale e palpabile. Il non-doppio saltella, fa le capriole sull’erba, ride di gusto, ma con evidente sforzo, forse sta sbeffeggiando il Domenico Gullia dall’altra parte della finestra. Gli sguardi dei due entrano in asse e si incastrano, paralizzati: Domenico Gullia guarda se stesso guardare se stesso guardare se stesso guardare se stesso guardare se stesso guardare se stesso guardare se stesso guardare se stesso… Questo moltiplicarsi di sguardi autoreferenziali è un semplice accumulo visivo che esplode con andamento esponenziale (fig. -> [1]) oppure ogni sguardo che getta e riceve su di sé accresce la sua autoconsapevolezza (fig. -> [2]) ?
Domenico Gullia definisce la solitudine: «è quando hai appena finito di vedere un film e ti chiedi se a lei sarebbe piaciuto, ti rispondi di sì, e allora immagini quanto sarebbe stato bello averlo visto insieme, ma ormai non è successo».
Il Sistema ci ha insegnato a ragionare in maniera causale, ovvero che le cose accadono secondo lo schema: scelte -> conseguenze, il che si verifica nei processi lineari, che sono rari. Generalmente i processi in cui siamo coinvolti sono circolari e retroattivi: schiaccio l’interruttore e mi illumino: causo un effetto che causa un effetto sulla causa, che sono io stesso. Quando prendo una scelta la conseguenza incide su ogni mia scelta simile successiva e così via, e ogni scelta è influenzata da ogni conseguenza precedente di scelte altrui che mi riguardano che sono a loro volta, insomma avete capito; perdere tempo a stabilire se vengano prima le scelte o le conseguenze è un po’ come perderlo con la storiella dell’uovo e della gallina: a voi la scelta. A questo punto distinguere tra scelte e conseguenze è addirittura ridondante e adotterei il seguente schema: conseguenze -> conseguenze, sempre che non crediate in un qualche dio, in quel caso potreste attribuirgli la scelta da cui tutto è partito (a braccetto con Tommaso d’Aquino, che onestamente parlando è un buon abbracciarsi), ma non ringraziatelo da parte di Domenico Gullia per questo, che ne avrebbe fatto volentieri a meno, della scelta originaria.

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