Cinque minuti con una lattina di Sprite

L’infinito è alla nostra portata intuitiva. Fermatevi un minuto nel bel mezzo di un centro commerciale e osservate quello che accade mentre il vostro flusso di pensieri scorre per descriverlo, le persone e le cose che si spostano – rispettando reciproci ruoli – in traiettorie multiformi mosse da impulsi e motivi poliedrici vari di attimo in attimo; immaginate che dentro tutte queste persone scorrano ulteriori flussi di pensiero che descrivono in maniera più o meno attenta o affrettata una porzione visiva diversa dalla vostra, che può comprendervi centralmente, perifericamente o non comprendervi del tutto, che queste porzioni di spazio contengano persone e cose che spostandosi ne includono ed escludono continuamente di altre, che nello spazio di queste altre persone immediatamente incluse ve ne siano altre e che si possa ripassare da voi facendo il giro di qualche continente, se non del mondo intero attraverso navi aerei mongolfiere, e come la catena finisca per coinvolgere tutti quindi anche qualche astronomo in procinto di osservare l’universo con un telescopio, e chissà quante cose accadono nell’universo in un minuto. Intanto il tempo scorre.

Supermercato Coop, ore 10:01, aria condizionata glaciale, illuminazione quasi ustionante. La lattina di Sprite è esposta in prima fila: scintilla, riflette, aspetta impaziente il consumatore quasi fosse un cucciolo ingabbiato in un negozio di animali. Ci sono (almeno) tre tipi di atteggiamento riscontrabili verso le merci in prima fila:

  1. Diffidenza: il consumatore pensa che la merce in prima fila sia esposta in bella vista perché «qualcosa non va»: data di scadenza imminente, variegati difetti formali (tipo ammaccature da caduta), possibili alterazioni qualitative; il risultato è che il consumatore scavalca con la mano la prima fila e afferra un prodotto dietro la trincea; nel caso non vi fosse nulla e la prima fila potesse dunque essere considerata ragionevolmente l’unica, il consumatore diffidente immagina che questo sia avvenuto per successiva erosione di prime file precedenti, e che quindi prima quei prodotti si trovassero in fondo a tutti gli altri, così va a pescare dalla fila in questione in tutta tranquillità.
  2. Frettolosità: sforzo minimo; il consumatore si limita ad afferrare il primo prodotto che gli capita a tiro all’interno della tipologia che gli serve, che tipicamente è situato in qualche punto della prima fila; lo sforzo può considerarsi ancor minore se il consumatore in questione si è portato dietro una lista della spesa.
  3. Catatonia: raro ma riscontrabile; lo sguardo del consumatore rimane bloccato davanti alla mole terrificante della merce, si rianima dopo qualche secondo, dunque (il consumatore) afferra un prodotto dalla prima fila; non è detto che gli servisse.

Una donna – atteggiamento di tipo 2. – afferra con gesto repentino la lattina di Sprite situata accanto a quella di questa storia: una voragine prende forma. Se – come prima appurato – non è detto che si scelga una data lattina di Sprite piuttosto che un’altra per un qualche motivo, possono essercene vari – più o meno razionali – per cui scegliamo una lattina di Sprite piuttosto che una di Fanta, e sono motivi molto diversi da quelli che ci spingono a preferirla a una lattina di 7 Up.
Questa voragine apre una corsia preferenziale verso la nostra lattina, che in effetti viene subito agganciata da un ragazzo fino a poco prima a mani vuote: si dirige immediatamente verso una cassa. La lattina è l’unica cosa per cui è entrato nel supermercato o ha appagato il bisogno residuo dopo diverse mancanze? E se invece – non avendo il ragazzo trovato quello che cercava – la lattina fosse solo un ripiego per non uscire a mani vuote? O, ancora, se si fosse dimenticato lo scopo per cui è entrato nel supermercato e avesse – vagando per i corridoi alla vana ricerca di una fulminante illuminazione – sviluppato una certa sete? E se la lattina fosse il risultato di quella illuminazione?
Il ragazzo – appena fuori dal negozio – travasa con rapidità furiosa nell’esofago il contenuto della lattina, la accartoccia e la lancia in un cestino della spazzatura a lato. Dopo l’assimilazione del frizzante liquido anche questa storia è destinata – con esso – a spostarsi da una lattina a un corpo, ma la continueremo un’altra volta.

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2 pensieri su “Cinque minuti con una lattina di Sprite

  1. era un’esagerazione 🙂
    io ci verrei volentieri negli States, mia madre è nata a Newark, nel New Jersey, ma io non ci sono mai stato purtroppo…

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