H.

«Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un’unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l’angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera.» (riguardo l’Angelus Novus, Walter Benjamin)

Ecco H. nel tentativo di dare un’ordinata e un’ascissa al proprio risveglio. Le nuvole si distendono in una minaccia imminente. Tutto ancora tace. Altrove, folle disordinate di persone lottano contro qualcosa, non necessariamente la stessa cosa, gli animi sono percossi, ravvivati da piccoli progetti di fuga dalla stringente percezione dell’anonimato; taluni crollano. Tutto avviene lontano da H., che è solo; non è la prima volta che accade, ma è come quando si ritaglia un foglio di carta piegato: dispiegandolo esso ci rivela un quadro generale che va oltre la duplicazione dei fori, dei triangoli; una solitudine persistente ha disegnato qualcosa dentro H., qualcosa che non è la semplice somma delle distanze delle persone a lui lontane. H. ha gli occhi puntati sul pavimento, forse solo perché è lì che il suo sguardo è rimasto incastrato prima che i pensieri lo alienassero; le piastrelle delineano forme incredibilmente vive. Qualcosa pulsa, qualcos’altro erode. Uno stormo prova a spezzare il silenzio, ma passa in un lampo; l’ordine precedente è presto ristabilito. Anche i pensieri di H. si incastrano, solidali allo sguardo, come dentro un sacchetto per la polvere ma senza preventiva aspirazione, finiti lì senza essere forzati da cause esterne, trascinati da una testarda volontà. Davanti a H. c’è solo il passato, il ciclo delle cose retrocede nella sua immaginazione perché lì – nel passato – vorrebbe accomodare le sue azioni, che sempre nella speranza di una replica si muovono. L’acqua per il tè bolle ormai da un pezzo.

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