Il burocrate

“Il salmone più intrepido non è quello che lotta con tutti gli altri per sconfiggere la corrente, bensì quello che decide deliberatamente di contrastare ciò che imporrebbe l’istinto e abbandonarsi a essa, lasciandosi trascinare verso l’ignoto” [un saggio Zen]

Più di una volta sono stato la solitudine. Man mano che se ne amplia la cornice ogni cosa sfuma e – prima o poi – scompare: il grattacielo del Controllo delle nascite lo fa prima di quanto non si sospetterebbe. Il mio ufficio è al quinto di settantacinque piani, lato nord. Di cosa mi occupo? Lo chiedono in tanti. Accolgo o diniego, mi occupo di questo. Nel primo caso inoltro il file del modulo di richiesta al piano superiore, lato est; in caso contrario faccio partire una mail automatica in cui, in qualche modo, qualcuno si dispiace. Sono pochi i moduli ad arrivare all’ultimo piano. Ogni persona può presentare due sole richieste l’anno, non necessariamente con lo stesso partner. Di questo controllo si occupano quelli del secondo piano, lato sud. Una volta che la richiesta viene approvata dall’ultimo piano, la coppia ha due settimane di tempo per procedere. Ai piani bassi si trattano numeri: convergenze, percentuali, confronti. Non si entra mai nel merito delle questioni. Io verifico verso quale occupazione i due aspiranti genitori hanno intenzione di indirizzare il figlio. Si indica nella pagina cinque, sezione d. “Ingegnere informatico”, per esempio. Allora io controllo quale percentuale di ingegneri informatici sulla popolazione globale si prevede ci sarà quando calcolo che il soggetto concluderà il suo percorso di studi (il metodo di calcolo è preimpostato e si basa su diverse variabili: reddito degli aspiranti genitori, loro quoziente intellettivo, una buona quantità di altri test; tutti questi dati vengo raccolti dagli uffici che si occupano delle pagine/sezioni precedenti*). Ci sono percentuali massime prestabilite per ogni attività, professione e quant’altro, diverse per ogni futuro anno solare: vengono aggiornate settimanalmente dagli uffici del Controllo del lavoro. Io utilizzo quella in vigore in quel dato momento. Se la percentuale massima è già stata raggiunta faccio partire la mail automatica. Siamo spiacenti. Anche la percentuale di disoccupazione viene fissata. I disoccupati servono soprattutto a colmare i fisiologici buchi causati da eventi irrazionali o comunque imprevedibili (decessi prematuri, crisi personali e quant’altro). Essendo la percentuale in questione più alta di quella di molte professioni non sono poche le coppie a tentare la carta “disoccupato” pur di avere la possibilità di. Non è che una sorta di autoillusione, come quando si decide di partire la mattina presto in un giorno di esodo per evitare il traffico più intenso, salvo poi rendersi conto che folle di persone hanno avuto la stessa idea, invalidando il presupposto. La scelta si riduce a diversi tipi di conformità.
Ho immaginato di essere un cartone del latte in procinto di scadere, una volta. Isolato dagli altri nel banco frigo, in attesa di una mano distratta, che però non arriva: ogni volta gli occhi interrompono bruscamente quel lampo di calore. Ho immaginato la rassegnazione. Ho immaginato di sognare di poter cambiare la data, anche momentaneamente, ingannare gli occhi. Sono stato la solitudine.
Vaglio cifre fino alla pausa di mezz’ora, che in genere uso per naufragare su internet, poi riprendo, l’efficienza come parola d’ordine. Sono stato la solitudine anche in questo ufficio, e in quelli a cui sono stato assegnato in precedenza. Assisto a un concatenarsi pigro di equilibri di cui sono un anello passivo. Assisto al triste spettacolo di me stesso fatto olio di un’inesauribile meccanica. Mi aggrappo alla possibilità di approdare un giorno all’ultimo piano. Lì ci si occupa dell’ultima pagina, che contiene una lettera scritta dai richiedenti. Solo se l’operatore piange la richiesta viene accolta definitivamente.
Accogliere o denegare. Se avessi la possibilità di sdoppiarmi inconsapevolmente come per mitosi e percorrere ambo le strade implicate da una qualsiasi domanda chiusa? Anche i doppioni così generati avrebbero la stessa caratteristica, e un giorno due di questi si incontrerebbero per caso in un bar. “Posso offrirti un caffè?” “sì” “no, posso offrirtelo io?”. Morirebbero schiacciati gli uni contro gli altri. E se capitasse a me, di incontrare per caso un mio doppione in un bar?
Fuggo con l’immaginazione. Volo fuori dalla finestra opaca dell’ufficio, lontano dal ticchettio delle tastiere, sempre più lontano, trasformando il passato prossimo in una realtà puntiforme, verso lo spazio aperto, finché non ho più di che respirare, ma posso trasformarmi in una cometa, gli osservatori si sbracciano, i teleschermi annunciano, verso sera gli aspiranti avvistatori si appostano, i curiosi, i romantici, gli annoiati si affollano poco dopo, tutti gli occhi sono puntati su di me ed eccomi, vorrei urlare, vorrei far sentire a tutte quelle persone, eccomi!, faccio infine rotta verso il Sole e mi frantumo in mille pezzi, mi disperdo come un puzzle non più risolvibile, ma è stato qualcosa, qualcosa più di tutto ciò che non sia stato finora.

* Dovete immaginare il grattacielo come una struttura piramidale: la gerarchia è verticale per quanto riguarda i piani; all’interno dei piani stessi si procede in senso orario, dal lato est a lato nord, che è il lato “superiore”; all’interno dei lati ci sono cinque uffici, numerati, l’ufficio cinque è il più importante gerarchicamente, e si va a scendere. L’unica eccezione è l’ultimo piano, che è un enorme open space senza gerarchie interne di sorta. Se un dipendente va in pensione, si licenzia/ viene licenziato, scompare o via dicendo, allora tutti i sottoposti scalano di un grado e vi sarà una recluta al primo piano, lato est, ufficio uno.
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